Dei tanti obiettivi che mi ero prefissato prima di partire per la Bosnia, uno di questi sicuramente era quello di riuscire ad avvicinarmi a un campo Rom. Riuscire a trascorrere del tempo con loro, conoscerli da vicino, capire qualcosa di più della loro cultura. Non era stato facile, lo ammetto, nutrivo dei pregiudizi nei loro confronti. Ma come biasimarmi d'altro canto, da sempre il loro modo di vivere al di fuori delle regole sociali li ha etichettato come gente poco raccomandata. E sicuramente in molti lo saranno anche, ma qui ho trovato una comunità che vive di stenti, ai margini della società.

L'impatto con loro e la loro realtà era duro, per molto ho mantenuto un atteggiamento guardingo, anche dopo che mi avevano preso in simpatia e mi avevano pure invitato festeggiare con loro Ederlezi, l'arrivo della primavera, meglio noto come Djurdjevdan, una delle festività più sentite lungo i Balcani, anche fuori dalla comunità Rom.

I pomeriggi trascorsi con loro sono stati una piacevolissima scoperta, e anche se i tempi d'oro quando girava l'agnello allo spiedo e tutta la famiglia era riunita, cantare e ballare, sembrano ormai un ricordo lontano perso nel tempo, nella modestia delle loro gesta ho trovato una grande ospitalità.

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Ederlezi

Il tempo dei gitani

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