Dopo un viaggio estenuante di oltre sette ore di macchina, giungo finalmente a destinazione. Vitez, circondata da colline, è una cittadina di ventisette mila abitanti situata nel pieno cuore della Bosnia. Ad aspettarmi c'è un giornalista, reporter di guerra, Srecko. Il mio contatto. Davanti a un piatto di cevapi iniziamo fare amicizia. Mi racconta innumerevoli storie sul territorio, della guerra e del successivo lento ritorno alla normalità. Anche se la sensazione che ho avuto che difficilmente si tornerà come una volta. I segni della guerra, seppur nascosti dalla fitta vegetazione, attraversato il ponte sul fiume Sava sono ben bene visibili lungo la strada che porta a Doboj e oltre. Nonostante la mia curiosità travolgente decidiamo di darci appuntamento mattina presto davanti al hotel dove alloggio. Avremmo avuto sicuramente il modo e il tempo per approfondire i nostri discordi nei giorni a venire.

Il primo racconto mi porta dritto nelle miniere di carbone. Giunti al posto facciamo conoscenza con dei minatori prevalentemente musulmani, alcuni reduci di guerra e quasi tutti padri di famiglia. Ad eccezione di Haris, il più giovane del gruppo. Ha vent'anni e da ormai tre anni che estrae il carbone per 25€ al giorno, sempre se le cose vanno bene. E' sicuramente quello che mi ha impressionato di più, forse perché l'ho visto arreso al suo destino, nonostante la sua giovane età. Si perché queste miniere sono illegali. Nessuna previdenza sociale, alcuna tutela, tutto improvvisato. I pericoli sono molteplici e dietro a ogni angolo, dai crolli improvvisi delle pareti, ai gas inodori che letteralmente ti addormentano e ti seppelliscono nei cunicoli angusti che arrivano anche a 270m di profondità sotto terra. Il carbone si estrae a mano, spingendo la carriola con fatica fino all'uscita. Dodici carriole una tonnellata, e con quattro tonnellate hanno fatto la giornata.

Lo stato, impotente, è a conoscenza di questo disaggio sociale, ma non può fare nulla, perché per questa gente, senza lavoro, le miniere rappresentano l'unico modo per mandare avanti la famiglia.

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Rudari

le miniere della speranza

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