Il tempo dei gitani

Dei tanti obiettivi che mi ero prefissato prima di partire per la Bosnia, uno di questi sicuramente era quello di riuscire ad avvicinarmi a un campo Rom. Riuscire a trascorrere del tempo con loro, conoscerli da vicino, capire qualcosa di più della loro cultura. Non era stato facile, lo ammetto, nutrivo dei pregiudizi nei loro confronti. Ma come biasimarmi d'altro canto, da sempre il loro modo di vivere al di fuori delle regole sociali li ha etichettato come gente poco raccomandata. E sicuramente in molti lo saranno anche, ma qui ho trovato una comunità che vive di stenti, ai margini della società.

L'impatto con loro e la loro realtà era duro, per molto tempo ho mantenuto un atteggiamento guardingo, anche dopo che mi avevano preso in simpatia e mi avevano pure invitato festeggiare con loro Ederlezi, l'arrivo della primavera, meglio noto come Djurdjevdan, una delle festività più sentite lungo i Balcani, anche fuori dalla comunità Rom.

I pomeriggi trascorsi con loro sono stati una piacevolissima scoperta, e anche se i tempi d'oro quando girava l'agnello allo spiedo e tutta la famiglia era riunita, cantare e ballare, sembrano ormai un ricordo lontano perso nel tempo. Nella modestia delle loro gesta ho trovato una grande ospitalità.

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Ederlezi

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Le miniere della speranza

Dopo un viaggio estenuante di oltre sette ore di macchina, giungo finalmente a destinazione. Vitez, circondata da colline, è una cittadina di ventisette mila abitanti situata nel pieno cuore della Bosnia. Ad aspettarmi c'è un giornalista, reporter di guerra, Srecko. Il mio contatto. Davanti a un piatto di cevapi iniziamo fare amicizia. Mi racconta innumerevoli storie sul territorio, della guerra e del successivo lento ritorno alla normalità. Anche se la sensazione che ho avuto che difficilmente si tornerà come una volta. I segni della guerra, seppur nascosti dalla fitta vegetazione, attraversato il ponte sul fiume Sava sono ben visibili lungo la strada che porta a Doboj e oltre. Nonostante la mia curiosità travolgente decidiamo di darci appuntamento mattina presto davanti al hotel dove alloggio. Avremmo avuto sicuramente il modo e il tempo per approfondire i nostri discordi nei giorni a venire.

Il primo racconto mi porta dritto nelle miniere di carbone. Giunti al posto facciamo conoscenza con dei minatori prevalentemente musulmani, alcuni reduci di guerra e quasi tutti padri di famiglia. Ad eccezione di Haris, il più giovane del gruppo. Ha vent'anni e da ormai tre anni che estrae il carbone per 25€ al giorno, sempre se le cose vanno bene. E' sicuramente quello che mi ha impressionato di più, forse perché l'ho visto arreso al suo destino, nonostante la sua giovane età. Si perché queste miniere sono illegali. Nessuna previdenza sociale, alcuna tutela, tutto improvvisato. I pericoli sono molteplici e dietro a ogni angolo, dai crolli improvvisi delle pareti, ai gas inodori che letteralmente ti addormentano e ti seppelliscono nei cunicoli angusti che arrivano anche a 270m di profondità sotto terra. Il carbone si estrae a mano, spingendo la carriola con fatica fino all'uscita. Dodici carriole una tonnellata, e con quattro tonnellate hanno fatto la giornata.

Lo stato, impotente, è a conoscenza di questo disaggio sociale, ma non può fare nulla, perché per questa gente, senza lavoro, le miniere rappresentano l'unico modo per mandare avanti la famiglia.

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Rudari

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C'era una volta un paese...

Delle piacevoli idee fugaci iniziano farsi largo nel sopore dei pensieri quotidiani e mi inebriano lo spirito. Il momento tanto desiderato e da tempo inseguito finalmente è arrivato, e all'improvviso come se tutta la fatica e i sacrifici fatti siano divenuti solo un piacevole ricordo.

Il racconto fotografico, commissionato dall'azienda veronese Datacol, mi porta diritto nel cuore dei Balcani, storicamente un vorticoso crocevia di interessi, mutamenti sociali e innumerevoli conflitti etnico-religiosi. Eppure dai racconti delle storie che cominciano come le fiabe; c'era una volta un paese...con dolore, con tristezza e con gioia che i vecchi ricordano la loro terra.

Non ho grosse pretese, senno quello di spendere del tempo con queste persone, la gente che per un certo verso in parte mi appartiene, immortalare gli attimi e arricchirmi dei loro racconti.

#staytuned

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DATACOL

LA NOSTRA MOTIVAZIONE, IL VOSTRO MESTIERE

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Recita un saggio detto Zen

"Chi è maestro nell'arte di vivere distingue poco tra il suo lavoro e il tempo libero, tra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos'è cosa. Persegue semplicemente la visione dell'eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui, pensa sempre di fare entrambe le cose assieme."

Avendo avuto modo di passare del tempo ad osservare e conoscere da vicino, ancor prima di scattare, il lavoro di Mauro, ho avuto la sensazione che il suo ranch ha mosso i suoi primi passi proprio all'interno della dinamica del gioco. Perché l'unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che si fa.

TAccia Ranch

performance Horses

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1° Classificato

Dragan Pavlovic, trent’anni, è il vincitore del contest fotografico “Le imprese italiane dal passato al futuro” che ha concluso oggi le celebrazioni per il 70esimo anniversario della CNA nell’auditorium della sede nazionale della Confederazione.

70° CNA

AUDITORIUM NAZIONALE ROMA

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La prima volta non si scorda mai

Non mi sono mai posto il quesito perché scattassi realmente delle foto. Cosa mi spinge in fondo a farlo. D'altronde nessuno mi costringe affrontare mille sacrifici, mille incertezze, mille dubbi, sennò la mia buona dose di autolesionismo. Solo che in realtà per l'animo avventuroso non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Soldi naturalmente potrebbero essere una valida risposta, come no, ma chi ama ciò che fa sa che c'è ben dell'altro dietro. Tra vent'anni non potrei essere deluso delle cose che ho fatto, ma da quelle che non ho fatto. Quindi che l'avventura abbia inizio. Dal 13 al 15 gennaio sarò presente per la prima volta a Udine Sposa. Mi troverete in esposizione al padiglione 7.

UDINE SPOSA

13.14.15 GENNAIO

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